La storia

Per usare alcune parole di un caro amico, ‘nell’imperscrutabile disegno della vita umana, salute e malattia si confrontano in un misterioso alternarsi di fusione e contiguità. Alcune persone nascono e vivono sane, altre nascono e vivono segnate dalla disabilità. La famiglia che ha al suo interno un membro, spesso figlio (o figlia), portatore di una qualsiasi disabilità, diventa a sua volta una famiglia disabile.’ Le strade solitamente possono essere due: chiudersi nell’intimità del dolore e in un sentimento di ‘diversità’ arroccato su se stesso, oppure aprirsi alla diversità e ad un abbraccio solidale.

Prima di affrontare nel dettaglio il progetto in sé, ritengo necessario raccontare brevemente i passi che hanno portato alla definizione di un progetto così ampio ed ambizioso. 

La storia di Openhouse non inizia nel 2020, ma bensì a Novembre 2001, con la nascita di mio fratello, Giovanni. Quello che doveva essere un momento bello e felice, l’arrivo del terzo figlio in famiglia, si trasforma in un tornado. Tutto quello che avevamo immaginato e progettato per nove mesi, tutte le aspettative che avevamo costruito, vengono spazzate via nell’arco di un secondo. Mio fratello ha una grave disabilità intellettiva. La notizia della disabilità di Giovanni ci porta a rivalutare tutto, a partire dalle piccole cose. L’istinto iniziale è stato quello di ricadere nella rabbia, nella non-accettazione del problema e a tratti nel ‘far finta’ che la disabilità di mio fratello non esistesse. Ma la disabilità non può essere ignorata, perché ti si pone sempre davanti, sbraccia per farsi notare a tutti i costi e ti mette di fronte alla dura realtà lasciandoti disarmato e molto spesso, solo. Tutto quello che all’apparenza è semplice diventa improvvisamente difficile e complesso, quasi impossibile e ti ritrovi a lottare per quei diritti che un tempo pensavi fossero davvero garantiti a tutti. Dopo la rabbia si passa pian piano all’accettazione ed infine alla reazione. Il percorso che porta alla reazione è un cammino lento, doloroso, fatto di tantissimi stop improvvisi e dietrofront, ma al contempo è gioia per i piccoli traguardi e voglia di ricominciare ogni volta.

In una situazione di difficoltà si tende sempre a fare rete con persone in situazioni analoghe e fin dai primi anni di vita di Giovanni abbiamo costruito relazioni con famiglie con figli con disabilità. La domanda ‘Che cosa possiamo fare per migliorare la vita di Giovanni?’ Si è ben presto trasformata in ‘cosa possiamo fare per migliorare la vita di Giovanni, Elia, Luca, Silvia, Francesca…?’. Consci che da soli non si va da nessuna parte e che gli aiuti forniti dalle istituzioni in casi come questi sono spesso inadeguati se non addirittura insufficienti abbiamo iniziato a costruire e a dare vita a dei piccoli servizi ed attività per provare a rispondere a domande come questa. 

Grazie all’Associazione Banca del Gratuito ONLUS (Fano), abbiamo dato vita al progetto ‘La Stanza dei Piccoli’ che ci ha messo in contatto e in relazione con tante realtà, persone e volontari. La Stanza dei piccoli è un servizio che da oltre 14 anni si occupa di regalare ai genitori di figli con disabilità un pomeriggio al mese ‘libero’ in cui potersi occupare della propria relazione di coppia, degli altri figli, di passare una giornata ‘normale’. I ragazzi vengono coinvolti in attività stimolanti e di vario tipo dai volontari e permettono al contempo alle famiglie di avere una giornata per fare quello che normalmente risulta difficile fare nella vita di tutti i giorni. Insieme a questo servizio è nato anche un percorso di aiuto e sostegno psicologico alle famiglie curato dalle dott.ssa Angradi, psicologa di Fano.

Crescendo mio fratello, siamo cresciuti anche noi e le iniziative portate avanti sono mutate o ne sono nate delle altre grazie alla presenza di realtà sensibili al tema e a profonde amicizie familiari. Insieme alla Cooperativa i Talenti è nata la ‘Stanza da Grandi’, un progetto di avviamento al lavoro propedeutico all’apertura di ‘#Equi-Libri’ (2017) una libreria nel centro storico di Fano. All’interno di #Equi-Libri è possibile acquistare libri, materiale per la scuola, giocattoli, ecc, ma è anche un luogo dove potersi incontrare attraverso la proposta di attività (piccoli workshop tematici), presentazione di libri e piccoli eventi. Ma soprattutto, #Equi_libri è un luogo dove i ragazzi, insieme ai tutor e ai volontari della Stanza dei Piccoli, si sono messi a disposizione della comunità.

Successivamente, nel 2019, insieme ad un gruppo di famiglie abbiamo costituito una società, ‘I solidali srl’ ed abbiamo rilevato la storica pizzeria Angelo (Rosciano di Fano) per poi darla in gestione alla Cooperativa i Talenti, oggi Cooperativa Contatto. All’interno dell’ambiente della ristorazione alcuni dei nostri ragazzi, ormai adulti, si stanno sperimentando dal punto di vista lavorativo, dimostrando che l’inclusione lavorativa è possibile.

L’idea di fondo dei vari progetti realizzati e di Openhouse è quella di promuovere una diversa visione delle persone con disabilità, che superi la semantica del bisogno e degli “sfortunati”, per entrare nella semantica dei diritti. Il desiderio è che i ragazzi come mio fratello possano integrarsi nel mondo dove vivono tutti gli altri e parteciparvi attivamente. Realtà come #Equi_Libri, Angelo 2.0 e ancora di più Openhouse vogliono differenziarsi e offrire un’alternativa a un futuro in centri o percorsi residenziali, che li isolano dal mondo che li circonda, e che si trasformano quindi in esperienze fallimentari. I ragazzi con disabilità hanno bisogno di vivere in una comunità inclusiva, che impari ad abbattere le barriere mentali, che capisca che accogliere una persona nella sua diversità  non significa volere a tutti i costi che sia “normale”, ma accettarla per ciò che realmente è.

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